Itinerari escursionistici e trekking nel Gargano


Il Gargano: molto più del solo turismo balneare


Il Gargano è il territorio più nord della Puglia ed è maggiormente conosciuto per i suoi luoghi di villeggiatura che non per il suo Parco Nazionale. Città come Vieste, Peschici e Mattinata, ma anche le stesse isole Tremiti, sono località ben più note della Foresta Umbra, che è il polmone verde del Gargano.

Questa parte della Puglia ha le più ricche varietà di habitat del territorio italiano, dovute sia al terreno morfologicamente vario che alla sua storia millenaria. In pochissime zone al mondo, infatti, in un territorio così “piccolo” è possibile trovare una tale varietà e ricchezza di flora e fauna, addirittura in alcuni casi si è passati per identificare specie endemiche esclusive, come l’incredibile varietà di rare orchidee primaverili nelle zone di Mattinata e Monte Sacro.

Anche nel Gargano, così come accade nelle altre zone della Puglia, spostandosi di qualche passo dai luoghi del turismo tipicamente balneare, i visitatori vengono proiettati in veri e propri viaggi nel tempo, immersi piacevolmente in una storia fatta di ricche tradizioni e di sorprendenti ed inaspettati scorci paesaggistici.

Iniziamo subito il viaggio tra i nostri itinerari di trekking ed escursioni guidate nel Gargano

 

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LA VALLE DEGLI EREMI DI PULSANO

Un itinerario di alto valore paesaggistico, storico e culturale. Panoramico sul vallone di Pulsano, sul mare della suggestiva piana di Manfredonia, vanta la presenza dell’interessantissima abbazia di S. Maria di Pulsano, instaurata nel VI secolo da San Gregorio Magno e che, dopo alterne vicende storiche, ospita ancora oggi una comunità di monaci cenobiti.

Pulsano è senza dubbio l’origine del monachesimo in terra Garganica. Sin dal VI sec. d.C. infatti l’area è stata frequentata da monaci e santi che hanno deciso di ritirarsi in questo luogo dove la natura regna incontaminata in contemplazione, meditazione; cercando una vita ascetica e illuminata, fatta di preghiera, digiuno e lavoro. Nutrendosi della bellezza del paesaggio circostante, avvolti dal silenzio.

Il paesaggio è impressionante per la sua unicità: valle Campanile, un vallone limitato dai fianchi alti e scoscesi dei colli circostanti dove attraversato da un impervio sentiero conduce a gran fatica ad antichi eremi. Essi in alcuni casi sono costituiti da una semplice grotta, lungo la parete scoscesa del fianco del vallone, in altri invece da piccole costruzioni solitarie su dirupi impervi. Taluni ubicati in angoli davvero inaccessibili. Se ne contano almeno una 20ina. Tra i più belli e noti l’eremo del mulino, lo studion, l’eremo della rondinella, l’eremo delle carceri, l’eremo di san Nicola di Mira.

Il cammino è molto sconnesso soprattutto nell’attraversamento di un tratto del fondo valle con numerosi massi affioranti e punti esposti. La salita all’Abbazia presenta dei tratti esposti ed è alquanto ripida. Quando si arriva al livello di Monte S. Angelo però il panorama sul Golfo di Manfredonia e sui boschi interni ti compensano abbondantemente del sudore e della fatica sopportata nel corso dell’escursione

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LA NECROPOLI DAUNA DI MONTE SARACENO (MATTINATA)

Il trekking di Monte Saraceno a Mattinata è un sentiero spettacolare e molto panoramico con affacci incredibili sulle falesie che da Manfredonia arrivano verso il litorale di Mattinata. Il percorso lambisce un immenso uliveto di ulivi secolari, per poi salire attraverso un vecchio tratturo (si chiamano così gli antichi camminamenti pugliesi), attraverso la “Porta Dauna” sul crinale del Monte Saraceno. La Porta immette direttamente in un mondo a parte, surreale. Il percorso si snoda sulla linea tra cielo e mare in mezzo alla necropoli della popolazione Dauna, risalente al IX – IV sec. a.C. Qui sono state ritrovate circa 500 tombe scavate nella roccia, i cui oggetti di corredo e le famose stele daune sono oggi custoditi nel museo archeologico di Manfredonia.

Il Monte è anche la parte finale della Linea di San Michele Arcangelo, un passaggio obbligato di tutti i pellegrini che proseguivano attraverso la via Traiana (attuale via Francigena del sud) verso l’ambita Gerusalemme. Una volta raggiunta la cima del Monte si “precipita” verso il blu fino a Punta Grugno a picco sull’adriatico. Una camminata in mezzo alla storia, la cultura e l’intensità del paesaggio dal Parco Nazionale del Gargano.

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LA FORESTA UMBRA: L’ANTICO NEMUS GARGANICO

E’ il cuore più antico del Parco Nazionale del Gargano, una selva millenaria che si estende per undicimila ettari, con altissimi faggi, oltre 2500 specie botaniche ed una notevole varietà di orchidee spontanee.

La Puglia è un regno di biodiversità doveogni angolo sembra un posto differente. Queste diversità si accentuano al massimo quando dalle coste garganiche ci si addentra verso il centro delpromontorio, dove i tornanti in costante salita portano i visitatori nel bel mezzo di una foresta da sogno, come quelle delle fiabe, caratterizzata da faggete infinite, ombrose, dove trovare e scoprire percorsi unici. Camminare nella Foresta Umbra significa conoscere dei fenomeni naturalistici di grande importanza: il macrosomatismo vegetale e le faggete depresse. Significa inoltre incontrare la famosa mucca podolica ed ancora, arrivare fino ad una tipica masseria per assistere alla lavorazione del caciocavallo podolico, presidio Slow Food.

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MONTE CALVO LA VETTA PIU’ ALTA DEL GARGANO

Con questo trekking si sale sulla vetta più alta del Parco Nazionale del Gargano: monte Calvo,con i suoi 1065 metri. Siamo nel territorio del comune di San Giovanni Rotondo. Nella prima parte del cammino si è immersi nelle basse foreste che costeggiano il monte. Una volta usciti fuori dal bosco il paesaggio cambia completamente. Si aprono alla vista paesaggi brulli che sembrano quasi sterminati. File e file di pietre a segnare il sentiero. La vetta del monte, infatti, (dal nome stesso) è completamente priva di vegetazione. Dalla sua cima in condizioni di luce favorevoli si gode di splendidi panorami che guardano sulle valli sottostanti, sul golfo di Manfredonia, sul Lago di Varano, sul massiccio appenninico della Maiella, sulle Isole Tremiti e sul Monte Vulture.Monte Calvo con l’attigua piana di Montenero è caratterizzato per l’alta concentrazione di doline di origine carsica. Per molti secoli si è creduto che questa montagna custodisse quantità di oro nascoste nelle sue sottili e profonde voragini, caratteristiche del carsismo che qui ha una delle sue massime espressioni.

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IL VALLONE DELL’INFERNO

In questa escursione si percorre l’antica mulattiera, snodo della via Francigena, che collegava San Giovanni Rotondo a Manfredonia. La Valle dell’Inferno, utilizzata anche per la transumanza, è uno dei percorsi che riassume con particolare evidenza sia gli aspetti naturalistici che quelli storico-religiosi del Gargano. Lungo l’antica mulattiera il 2 febbraio del 1575, infatti, è avvenuta la conversione di San Camillo De Lellis, evento che oggi è ricordato dalla grande croce posta sulla sommità dell’altopiano. Un avvenimento che ha trasformato questa Valle in un luogo di fede che, soprattutto nelle ricorrenze legate al Santo, attira tantissimi fedeli. Seguendo l’itinerario si resta colpiti dalle pareti rocciose strapiombanti, alte fino a 100 metri. Questo vallone è ritenuto uno dei più spettacolari del Gargano, ed è spesso assunto a simbolo di questa particolarità morfologica del versante meridionale del Promontorio. I fenomeni carsici sono molto evidenti per le grotte, gli archi naturali, i pinnacoli e le altre cavità sulle pareti verticali che offrono rifugio a numerosi uccelli rupicoli.

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I TRABUCCHI E LE TORRI DI AVVISTAMENTO

Il tratto di costa tra Peschici e Vieste è uno dei più pittoreschi del Mediterraneo. Qui da più di un secolo conficcati nelle bianche rocce a ridosso delle pinete d’Aleppo sorgono questi autentici giganti di legno, frutto dell’ingegnosità dei pescatori viestani e peschiciani di un tempo
Questo itinerario valorizza alcuni elementi tipici del paesaggio che si possono considerare a tutti gli effetti “patrimonio culturale” del Gargano. Questi giganteschi marchingegni a picco sull’acqua sono antichissimi sistemi di pesca costituiti da ampie pedane ancorate sugli scogli con lunghi pali di legno, corde e carrucole.

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LA VIA SACRA LANGOBARDORUM

La via sacra langobardorum è stata una delle grandi direttrici di pellegrinaggio del Medioevo. Ogni cristiano per essere tale doveva compiere almeno una visita ad uno dei luoghi sacri del trinomio salvifico: Deus (sepolcro di Cristo a Gerusalemme), Angelus (grotta dell’Arcangelo Michele a Monte Sant’Angelo), Homo (tomba degli apostoli Pietro e Paolo a Roma o di S. Giacomo a Compostela in Spagna).Lungo le vie di pellegrinaggio erano poste chiese, monasteri e ospizi per offrire ricovero e protezione ai numerosi pellegrini. Queste tappe diventarono i nodi attorno ai quali si ridisegnò la geografia dei territori lambiti dalle rotte di pellegrinaggio. Lungo di esse oltre la fede si muovevano merci e si creavano nuove rotte di scambi. E con il tempo le tappe si trasformarono in agglomerati e centri urbani.
La via Sacra dei Longobardi, provenendo da Benevento introduceva il pellegrino al Gargano attraverso il vallone di Stignano, dove l’omonimo convento poteva fornirgli asilo. La via proseguiva sino a giungere al convento di S. Giovanni in Lama (attuale S. Matteo) presso il passo di M. Celano. Si proseguiva quindi verso est per raggiungere una vasta conca presso la quale era la chiesa di S. Giovanni La Rotonda (sito dell’attuale centro urbano). La strada proseguiva poi per il casale di S. Egidio dove si trovava l’omonima chiesa, superato il quale si incontrava l’insediamento di S. Simeone. Ci si inoltrava nella valle Carbonara punteggiata di numerosi insediamenti sacri dei quali rimangono oggi solo limitati resti ed infine si giungeva ai piedi dell’irta salita che conduceva al cospetto dell’Arcangelo.
Terminato il Medioevo non si esaurì la devozione e l’attrazione verso il santuario-grotta. Essa si tramutò in fenomeno popolare che trovò nei ritmi contadini e nelle compagnie di pellegrini, una nuova scansione e una nuova organizzazione.

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MONTE SACRO IL SENTIERO DELLE ORCHIDEE ED I RUDERI DELL’ABBAZIA DELLA SS. TRINITA’

Con questa escursione saliremo in cima al Monte Sacro, la vetta più alta del Gargano orientale a nord di Mattinata. Si eleva sino a 874 metri sul livello del mare. Nel IV secolo d.C. il monte era ancora conosciuto come Monte Dodoneo, consacrato al culto pagano di Giove. Secondo una antichissima tradizione, dopo l’apparizione dell’Arcangelo Michele nella grotta di Monte Sant’Angelo, il vescovo e i prelati della zona si recarono sul Monte Dodoneo, allora sede del culto pagano di Giove e ne distrussero i simulacri dedicando il tempio alla SS.Trinità. Da allora il monte assunse la denominazione di Sacro. Poi l’Abbazia di Monte Sacro fu sede del Convento Benedettino dal VI al XIII secolo d.C. Grazie all’impulso dell’Abate e letterato Gregorio si costituì una vasta biblioteca che contribuì a far diventare l’Abbazia uno dei più importanti centri culturali della Puglia del Medioevo. Si cammina lungo il sentiero delle orchidee, alle pendici del Monte Sacro, nel Parco Nazionale del Gargano, fino a raggiungere i ruderi dell’Abbazia benedettina. Il Gargano detiene il primato della più alta concentrazione di specie, infatti gli studiosi hanno classificato circa 90 varietà di orchidee nella Regione Puglia, di cui ben 86 soltanto nel Parco del Gargano ed in questo contesto la zona di Mattinata è quella che ne è più ricca sia come presenza che come varietà. Nell’Area di Monte Sacro in particolare vige la DIRETTIVA 92/43/CEE “HABITAT” di salvaguardia della biodiversità mediante conservazione degli habitat naturali. Lungo il percorso, solo un occhio attento di una guida naturalista potrà cogliere la presenza delle piccole orchidee selvatiche la cui altezza varia dai 6-7 cm fino a poco meno di un metro.

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LA SCALA SANTA (SCANNAMUGLIERA)

Lungo i versanti di Monte Sant’Angelo che degradano verso il mare Adriatico si snoda una delle più antiche mulattiere esistenti, percorsa incessantemente dai Pellegrini Micaelici che sin dalla fine del V secolo visitano la Grotta dell’Arcangelo Michele. La “Valle Scannamugliéra” costituisce una deformazione popolare del toponimo “ScanderhMolelrh” che, secondo il noto letterato Frà Marcello Cavagliere, interpretando la Lingua Gotica vuol dire “forte e grande salire”. In lunghi tratti della mulattiera sono presenti scalini, scavati nella roccia dai contadini, dai pastori e dai devoti per rendere più agevole la salita. La frequentazione di questo sentiero da parte dei Pellegrini Micaelici ha determinato che, nel tempo, esso venisse denominato “Scala Santa”.  Tutto il sentiero è allo scoperto, molto panoramico, ed attraversa uno tra i più interessanti paesaggi rupestri del Gargano, plasmati dall’attività secolare dell’uomo. Lungo il percorso si rinvengono terrazzamenti in buono stato di conservazione, antiche cave di tufo, piccoli vani scavati nella roccia ed insediamenti ipogei. Fra questi ultimi il più interessante è rappresentato dalla chiesa rupestre “Ognissanti” scavata nella roccia sul costone destro della Valle Scannamugliéra. Nel IX secolo intorno alla chiesa gli abitanti della sottostante pianura dettero vita ad un agglomerato civile. Infatti tutto intorno si possono osservare abitazioni scavate nella roccia, fornite di focolare e collegate le une alle altre, ai diversi livelli di piano, da viottoli e scalinate incavate nel banco roccioso. Lo sguardo può spaziare su un’ampia e suggestiva visuale che abbraccia il Golfo di Manfredonia, il Tavoliere delle Puglie e gran parte del Sub-Appennino Dauno.

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OASI AGRUMARIA (da Rodi Garganico a Vico del Gargano)

Questo itinerario valorizza la zona tra Rodi, Ischitella e Vico dove vi è la più alta concentrazione di giardini terrazzati coltivati ad agrumeti: l’Arancia Bionda ed il limone Femminiello Igp del Gargano, il più antico d’Italia, sono presidi Slow Food, come anche le fave di Carpino e le anguille di Lesina. Il profumo delle zagare sarà inebriante nel periodo di fioritura. I colori degli agrumi ci riempiranno gli occhi…  Il sentiero raggiungeràpoi un’altura da dove lo sguardo spazierà su panorami incantevoli. Da qui attraverso un antico Tratturo si raggiunge la chiesa di Santa Maria Pura. Nell’ampio spazio sottostante la Chiesa troveremo una fontana, la cosiddetta “Fontana Vecchia”, le cui acque si snodano fino a raccogliersi in una grande vasca monumentale datata 1885. Attraversare questi giardini significa immergersi anche negli usi e nei costumi della vita quotidiana di un tempo, tra vecchie “casedde”, ruderi di mulini ad acqua e freschissime sorgenti.

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MONTE CIVITA E TORRENTE ROMANDATO

Itinerario fortemente panoramico che collega due fra i più caratteristici e tradizionali paesi del Gargano: Ischitella e Vico del Gargano. Attraverso il torrente Romandato, Monte Civita e lembi di bosco e foresta, il percorso è una occasione per apprezzare la varietà della vegetazione garganica. Vi si incontrano infatti piante da frutto quali il fico, il carrubo, il ciliegio e vegetazione mediterranea tipica quale l’olivo, il mirto, etc.

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VALLE DEI MERLI E LA BAIA DI VIGNANOTICA (IL SENTIERO DELL’AMORE)

Il sentiero Mergoli-Vignanotica prende nome dalla Baia delle Zagare (detta anche dei Mergoli, dal nome dei due caratteristici faraglioni), visibili panoramicamente dal tratto iniziale del sentiero che si affaccia panoramicamente sulla baia; uno dei posti “da cartolina” del Gargano. Il percorso che conduce alla baia di Vignanotica è stato ribattezzato il “Sentiero dell’Amore” per la bellezza dei paesaggi, e le viste panoramiche mozzafiato.

Tutto il sentiero fa parte del territorio di Mattinata e ricade nella riserva Naturale di Monte Barone. Il fascino e la bellezza di questo sentiero è quello di essere straordinariamente panoramico sul Mare Adriatico e sulla costa orientale del Gargano, qui caratterizzata dallealte falesie calcaree bianche, stratificate insieme alla selce come una millefoglie.

Nel corso della passeggiata, oltre ai pini d’Aleppo, che danno un po’ d’ombra al camminatore, sullo sfondo avremo sempre l’azzurro del mare. Vi è inoltre la presenza di uliveti terrazzati che testimoniano il durissimo lavoro dei contadini che nel corso dei secoli hanno voluto rendere coltivabili queste terre.

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ISOLE TREMITI

Una escursione verso le antiche Diomedee, dove Omero pose l’ultima dimora del mitico eroe amico di Ulisse. Proprio qui nell’arcipelago delle Isole Tremiti, situato di fronte al promontorio del Gargano. La nostra escursione ci condurrà alla scoperta dei tesori nascosti di queste piccole isole, che ricadono nella Riserva Naturale Marina Isole Tremiti. Le acque limpide e cristalline, i fondali variopinti e puliti, la vegetazione a pino d’aleppo, la natura incontaminata, le coste puntellate da cale e grotte suggestive creano zone di una bellezza spirituale cui nessun appassionato del mare e della natura può restare impassibile. Cammineremo sull’isola di San Nicola facendo il periplo dell’isola, visiteremo l’abbazia – fortezza benedettina di Santa Maria, racconteremo la storia di migliaia di operai, laureati, antifascisti, omosessuali, testimoni di Geova e libici rinchiusi fra i casermoni appositamente costruiti colpevoli di pensarla diversamente dal potere dominante. Il nostro trekking proseguirà fino alla tomba di Diomede. Al termine del percorso faremo una sosta bagno nel punto in cui il fondale custodisce la statua sommersa di Padre Pio.

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BOSCO ISOLA: camminare tra le acque

Il lago di Lesina rappresenta una delle zone lagunari più grandi del Mediterraneo meridionale. La stretta striscia di terra che lo separa dal mare viene chiamata “Bosco Isola”, un lungo cordone litoraneo formatosi nel tempo dall’accumulo di detriti trasportati dal fiume Fortore. È separato ad est e ad ovest dai due canali che collegano il lago con il mare: Schiapparo e Acquarotta.
Bosco Isola, con i suoi 15 km di estensione, costituisce una splendida testimonianza del trionfo della macchia mediterranea su duna: al suo interno vi si trovano boschi di leccio e pino frammisti a carpino, olmi, alloro, mirto, rosmarino, eriche, ginepri. Presenta anche rarità floreali, come il “Cisto di Clusii”, specie rara che è presente solo in questa zona. Lungo le sue rive sono stati ritrovati resti di insediamenti risalenti all’età del bronzo e del ferro. Costituisce un habitat ideale per molte specie di uccelli, come il cormorano, la garzetta, il mignattaio, la spatola, il falco di palude, il cavaliere d’Italia, l’avocetta, il gabbiano roseo, la sterna zampenere, il beccapesci e il martin pescatore.

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